48H film

Raccontare Santarcangelo in 48 ore attraverso gli occhi della poesia, facendosi ispirare dalle opere dei grandi nomi che nei secoli, fino ai giorni nostri, hanno affrescato in versi questa terra, da Nino Pedretti a Tonino Guerra, passando per Raffaello Baldini, Annalisa Teodorani, Gianni Fucci e Giuliana Rocchi: La Valigia dell’Attore di Samuele Sbrighi, in collaborazione con il Comune di Santarcangelo e la Fondazione Culture Santarcangelo (FoCuS), ha scelto la valorizzazione del territorio come tema centrale della propria 48 ore di cinema, in programma sabato e domenica.

L’atmosfera era elettrica fin dal primo momento. Guardavo i ragazzi, divisi in sei squadre, con un misto di curiosità ed entusiasmo. Sapevo che le successive 48 ore sarebbero state un vortice di creatività e sfida per loro, ma anche per noi professionisti chiamati a guidarli. La seconda edizione del format era ufficialmente iniziata.

Dopo il sorteggio, ogni squadra aveva tra le mani il nome di un autore e una scelta importante: quale racconto o poesia avrebbe ispirato il loro cortometraggio? Vedevo l’eccitazione nei loro occhi mentre iniziavano a elaborare idee, discutere sceneggiature e immaginare le prime inquadrature. Santarcangelo, con i suoi scorci suggestivi e il suo fascino senza tempo, sarebbe stato il palcoscenico perfetto per le loro storie.

Insieme a me, altri cinque professionisti del territorio – Michele Abbondanza, Claudio Zamagni, Alessio Petrillo e Andrea Bernardini – ci siamo messi al loro fianco, pronti a suggerire, correggere, spronare. Non c’era tempo da perdere: tra riprese, editing, prove di recitazione e momenti di puro panico creativo, le ore scorrevano veloci. Per me, era entusiasmante vedere come le idee prendevano forma, come da un semplice spunto narrativo nascevano scene cariche di emozione e significato.

“L’obiettivo del progetto, e più in generale della nostra scuola, è quello di formare un attore a 360 gradi, in modo che ognuno diventi autore di se stesso”, aveva spiegato Sbrighi prima dell’inizio. E mai come in quelle frenetiche giornate le sue parole risuonavano vere: ogni ragazzo non era solo un interprete, ma anche un narratore, un regista, un tecnico. Era un percorso di crescita a tutto tondo, una sfida per mettersi alla prova in un mercato complesso come quello italiano, dove farsi strada richiede coraggio e ingegno.

Dopo due giorni di puro cinema, il lavoro era finito. Sei cortometraggi, sei visioni diverse, sei storie nate e cresciute nel cuore di Santarcangelo. Li guardavo e sapevo che, qualunque fosse stato il verdetto finale, avevano vissuto qualcosa di unico. Il gran finale si sarebbe svolto al Supercinema il 17 aprile, in una serata che prometteva emozioni forti: una piccola notte degli Oscar clementini, in cui sarebbero stati premiati il miglior corto, la miglior sceneggiatura e la migliore interpretazione.

Ora, non restava che aspettare. Ma una cosa era certa: quei ragazzi avevano lasciato il segno, e io ero orgoglioso di aver fatto parte di questa incredibile esperienza.

I sei cortometraggi saranno i protagonisti di una piccola notte degli Oscar clementini, che si terrà il 17 aprile al Supercinema di Santarcangelo dove saranno premiati il miglior corto, la miglior sceneggiatura e la migliore interpretazione.